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Le figure guida

Don Giovanni Battista Panizza

Il contesto storico di riferimento
Don Giovanni Battista Panizza nasce nel 1852 e muore nel 1923, un periodo storico nel quale il Trentino è Provincia dell’Impero Austro-Ungarico (Tirolo). L’agricoltura, il settore che occupa la maggioranza della popolazione, è colpita in questi anni da gravi malattie che devastano le colture del baco da seta e delle viti. La crisi economica si trasforma in crisi sociale. Il numero dei morti supera il numero dei nati e la forte emigrazione indebolisce il tessuto sociale dei paesi trentini. Inoltre, il passaggio da un’economia di autoconsumo, che per secoli aveva caratterizzato le comunità delle valli, a un’economia di mercato determina grandi problematiche; mancano le risorse economiche per poter effettuare nuovi investimenti. Tutto ciò alimenta il fenomeno dell’usura e dello strozzinaggio.
Il Trentino di don Panizza è quello dei piccoli contadini-coltivatori diretti, assillati dalla povertà, perseguitati dall’usura e dal commercio speculativo, con pochissimi mezzi di produzione; un Trentino con una forte coesione sociale interna; la comunità ruota attorno alla Parrocchia e i parroci sono gli interpreti e i portavoce delle necessità, delle tensioni e delle esigenze della propria gente. Don Panizza è uno dei tanti sacerdoti “usciti dalla sacrestia” per stare in mezzo alla comunità.

Don Giovanni Battista Panizza e la cooperazione
Giovanni Battista Panizza nasce a Volano il 7 ottobre 1852, primogenito di una numerosa famiglia contadina, originaria di Vermiglio. Studia Liceo al Seminario di Trento e frequenta l’Università di Teologia a Vienna. Ordinato sacerdote, opera nelle parrocchie di Piazzola di Rabbi, Volano, Arco e Tuenno, dove rimarrà per 12 anni, fino al 1898.
Negli anni del sacerdozio nel Comune di Tuenno, conosce ed apprezza don Lorenzo Guetti, diventandone suo discepolo e stretto collaboratore. Don Panizza, come tutti i padri fondatori della Cooperazione trentina, considera la Cooperazione come lo strumento per far crescere il singolo nel benessere di tutti e dimostrare in tal modo che si può fare solidarietà per tutti nella responsabilità di ognuno.
Nel periodo di permanenza a Tuenno, don Panizza fonda nel 1893 l’Asilo infantile con annesso Oratorio femminile e scuola di cucito; nel 1894 la locale Famiglia Cooperativa e la Cassa Rurale di Tuenno.
Agli inizi del 1897, a soli 51 anni, muore don Lorenzo Guetti, Presidente della Federazione dei Consorzi Cooperativi e padre fondatore della Cooperazione trentina. A sostituirlo viene chiamato proprio don Panizza, che rimarrà alla guida della Federazione per ben 21 anni. Tra le numerose azioni intraprese e sostenute, assieme ai suoi collaboratori, fonda nell’anno 1899, al fine di coordinare le attività delle numerose Famiglie Cooperative, il S.A.I.T. (Sindacato Agricolo Industriale Trentino), di cui ne è il vice Presidente e nello stesso anno costituisce la Banca Cattolica Trentina.
Durante gli anni in cui don Panizza è alla guida della Federazione, egli organizza numerosi corsi per cooperatori, dove tiene anche lezioni e approfondimenti teorici e pratici.
Dal novembre del 1900 il sacerdote è arciprete di Lizzana, dove fonda nel 1901 la Famiglia Cooperativa e da un forte impulso alla Cassa Rurale costituita nel 1898. Più tardi, nel 1910, progetterà e farà costruire l’asilo infantile.
Nel 1907 don Panizza partecipa nel Partito Popolare alle elezioni per il Parlamento di Vienna, dove viene eletto nel collegio della Vallagarina, ottenendo un riconoscimento quasi plebiscitario. L’anno seguente viene eletto anche deputato alla Dieta di Innsbruck.
Dopo gli anni della Prima Guerra Mondiale, nonostante la salute malferma, è ancora molto attivo e impegnato nelle battaglia della cooperazione trentina. All’inizio del 1923 si avvertono le prime avvisaglie del male che in pochi mesi lo porterà alla morte. Muore povero come era nato; non lascia proprietà, né eredità in denaro, ma per tutti dona un prezioso esempio da imitare.


Memori della nostra divisa <uno per tutti e tutti per uno> dobbiamo procurare che sia radicato nell’anima di tutti che i diritti ed i vantaggi dei più, come pure gli interessi sociali anche remoti, non devono mai essere sacrificati al vantaggio proprio ed immediato, e che non è già l’utile proprio individuale che genera la giustizia, ma bensì la osservanza della giustizia, anche a costo di qualche sacrificio, che si converte nell’utile vero individuale e sociale” (don Giovanni Battista Panizza – Congresso della Federazione dei Consorzi cooperativi – 1907)